UN MESSAGGIO DAL SUDAN

di Cristiana Lo Nigro
 
 
Di ritorno dal Sudan del sud, dopo quattro settimane di servizio volontario presso gli ospedali di Rumbek e Billing (Stato dei Laghi), avevo un desiderio immenso di cioccolata per difendermi dalla nostalgia che non mi dava tregua. E speravo che chi veniva a prendermi all'aeroporto della Malpensa si ricordasse di quale appassionata amante della cioccolata io fossi sempre stata.
Mi allontanavo da una terra dove avevo vissuto un'esperienza intensa in una realtà cruda, estrema, ma piena, umanamente appagante, in empatia con la natura e le persone.
Mi portavo dentro tante sensazioni uniche:
- il sapore dolciastro delle bacche che mi avevano offerto (e non potevo non mangiarle senza essere scortese) quando mi avevano visto stare prendere il sole delle 14.30 a Kachuat: dovevo per forza avere freddo e quindi la malaria pr cui quelle bacche erano il rimedio ideale,
- il buon sapore dello scuma, che non ho mai capito se fosse un cavolo o una specie di spinacio. Per me vegetariana era una vera manna e per loro una rarità,
- il gusto e l'odore aspro, salato, soffocante della polvere, i salti sulle piste sterrate e sconnesse,
- il rumore di sottofondo degli ospiti del tukul in cui dormivo: topini, pipistrelli, zanzare, scarafaggi, scorpioni, un vero zoo che rendeva necessario il controllo delle scarpe la mattina, prima di infilarsele,
- le risate, la timidezza delle bimbe, il terrore dei più piccoli nel vedere una bianca (e dire che io sono sempre abbronzata perché adoro il sole. Come tutto è relativo!), la loro gioia nel rivedersi subito dopo sul display della macchina fotografica, un momento rituale e magico,
- gli occhi profondi dei bambini, brillanti di una luce liquida, i volti belli e fieri delle mamme, le mute suppliche del loro sguardo.
Soprattutto tanto sconforto e un profondo senso di impotenza di fronte al dolore, alla sofferenza, alla morte dei più piccoli; il desiderio assurdo di poter arrivare a risolvere le contraddizioni di un mondo dove l'economia, il potere politico e militare valgono più della dignità umana e del rispetto per la libertà, nel senso più ampio del termine, che comprende il diritto alla vita, alla salute, al cibo, all'acqua… Lì è tutto negato.
Sono andata in Sudan spinta dalla parole del dottor Giuseppe Meo del CCM (Centro di Collaborazione Medica, organismo non governativo di volontariato internazionale) e del dottor Marino Landra, rimasti folgorati prima di me da questa terra, questa gente e queste emozioni.
Qualunque sia il motivo per cui si arriva nel continente africano non ci si può fermare sulla soglia: o si fa un passo indietro per non vedere e non sentire, o si fa un passo avanti e comincia un'avventura che ti cambia radicalmente.
E non puoi non continuare nel tuo impegno di giustizia verso il sud del mondo. Sono ritornata convinta che da qui si possa fare molto come fundraising e mi impegno a mettercela tutta per preparare la prossima missione…
Anzi sono qui a chiedere l'aiuto di tutti coloro che come me amano il cioccolato, perché l'esperienza che si prova a dare voce a chi voce non ha e condividerne le speranze, al suo fianco, è più dolce di qualunque barretta di cioccolato.
E poi non è da sempre il cioccolato messaggero di amicizia e di amore? Grazie se vorrete aiutarmi a raccogliere fondi per attrezzare gli ospedali che ho visitato e aiutare le popolazioni del sud del Sudan, le più povere del mondo

Ah, dimenticavo! Non mi è mancato alla Malpensa il più squisito "bentornata!": un'enorme tavoletta di fondente dal gusto intenso che ha saputo sciogliere il groppo in gola e mi ha consolato. Per un po'.

  
Per informazioni e contributi rivolgersi a
Cristiana Lo Nigro

Laboratorio Oncologia Translazionale
ASO S. Croce e Carle
Tel. 347 6219417